“Sara, non riesco a fare un’ora senza che qualcuno mi interrompa.”
Questa è una delle frasi che sento più spesso nelle PMI.
Non importa il settore.
Non importa la dimensione.
Non importa il fatturato.
Quando entro in azienda e inizio a osservare il modo in cui lavora l’imprenditore, vedo quasi sempre la stessa scena: Telefono che squilla, collaboratore che entra, cliente che chiede, e-mail da gestire, decisione da prendere, problema da risolvere.
E tutto converge verso una sola persona: l’imprenditore.
Molti lo considerano normale.
Io lo considero uno dei principali indicatori di fragilità organizzativa.
Quando l’imprenditore diventa il collo di bottiglia?
Spesso l’imprenditore è orgoglioso di conoscere tutto.
Sa tutto dei clienti.
Sa tutto dei fornitori.
Sa tutto dei processi.
Sa tutto delle persone.
Il problema è che l’azienda cresce.
E quando cresce aumenta anche il numero delle decisioni.
Se ogni decisione continua a passare dalla stessa persona, il sistema inizia lentamente a rallentare.
Non perché l’imprenditore non sia competente.
Ma perché nessun essere umano può essere contemporaneamente:
- direttore generale;
- responsabile commerciale;
- responsabile produzione;
- responsabile acquisti;
- responsabile qualità;
- responsabile risorse umane;
- problem solver universale.
Eppure molte PMI funzionano esattamente così.
Il caso di una PMI impiantistica
Qualche anno fa ho iniziato a collaborare con un’azienda del settore impiantistico.
L’imprenditore lavorava moltissimo. Era stimato. Preparato. Conosceva perfettamente il proprio mercato.
Ma viveva una situazione che stava diventando insostenibile.
Ogni decisione passava da lui.
Ogni preventivo importante passava da lui.
Ogni problema operativo arrivava a lui.
Ogni eccezione doveva essere autorizzata da lui.
Durante una delle prime giornate trascorse in azienda decidemmo di monitorare quante interruzioni riceveva.
In meno di tre ore erano già oltre trenta.
Trenta.
Significa una media di un’interruzione ogni sei minuti.
A quel punto il problema divenne evidente.
Non mancavano persone valide.
Non mancavano competenze.
Mancava un sistema.
Il lavoro non è stato formare le persone
Molti avrebbero pensato di organizzare un corso.
Noi abbiamo lavorato su altro.
Abbiamo definito:
- ruoli;
- responsabilità;
- livelli di delega;
- procedure operative;
- criteri decisionali;
- flussi di comunicazione.
Abbiamo chiarito una domanda fondamentale:
“Chi decide cosa?”
Una domanda apparentemente semplice. Ma spesso senza risposta.
Nel giro di pochi mesi il numero di interruzioni si è ridotto drasticamente.
Le persone hanno iniziato a decidere. I responsabili hanno iniziato a gestire.
L’imprenditore ha iniziato a tornare a fare l’imprenditore.
Ed è qui che entrano in gioco gli Adeguati Assetti
Forse è arrivato il momento di smettere di considerarli soltanto un obbligo normativo. Perché il loro vero valore non sta nei documenti. Sta nella capacità di costruire organizzazioni che funzionano.
Organizzazioni dove:
- i ruoli sono chiari;
- le responsabilità sono definite;
- le informazioni circolano;
- le persone sanno cosa fare;
- le decisioni vengono prese al livello corretto.
Quando questo accade succede qualcosa di straordinario.
L’azienda diventa più veloce.
Più efficiente.
Più controllabile.
Più profittevole.
E contemporaneamente riduce il rischio di crisi.
Il vero obiettivo: liberare l’imprenditore
Nel Metodo Efficaciente non parto dalla norma.
Parto da una domanda.
Quali attività stanno impedendo all’imprenditore di fare l’imprenditore?
Perché quando il titolare passa le giornate a rispondere a domande che altri potrebbero gestire autonomamente, il problema non è il tempo.
Il problema è l’organizzazione.
E finché non si interviene su strategia, processi e persone, nessuna teoria potrà risolverlo.
Per questo continuo a sostenere che gli Adeguati Assetti non sono carte da firmare.
Sono strumenti concreti per costruire aziende che funzionano meglio.
Aziende nelle quali l’imprenditore può finalmente smettere di essere il collo di bottiglia e tornare a fare ciò che dovrebbe fare davvero:
✅ Guidare il futuro dell’impresa.
