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Imprenditore, il lamento non paga le bollette

Imprenditore, il lamento non paga le bollette

Lo so. In Italia è un disastro fare impresa.
Burocrazia, tasse da strozzini, mercato del lavoro bloccato, clienti che pretendono sempre di più e fornitori che non ti fanno più credito come una volta.

Hai ragione. Tutto vero.
Ma ti faccio una domanda secca: lamentarti, ti ha mai fatto fatturare un euro in più?

La risposta la conosciamo entrambi.

Il punto non è il Paese, il Governo o “i giovani d’oggi”.
Il punto sei tu. Non fa piacere ma è così. Da qui parte tutto, ne parlo anche nel mio libro “𝐒𝐚𝐥𝐯𝐚 𝐥𝐚 𝐓𝐮𝐚 𝐏𝐌𝐈” che trovi in Amazon: http://bit.ly/45DxSJV
La domanda è: Quanto sei disposto a cambiare TU, imprenditore, a partire dalle piccole cose di ogni giorno?

Case history: l’imprenditore in affanno (ma guai a dirglielo)

20 luglio. Vado in un’azienda metalmeccanica per un secondo incontro.
Al primo giro, durante un buffet al termine di un evento di imprenditori, mi aveva già servito il menù completo delle lamentele:

  • “𝑰 𝒄𝒍𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒈𝒓𝒐𝒔𝒔𝒊 𝒗𝒐𝒈𝒍𝒊𝒐𝒏𝒐 𝒔𝒐𝒍𝒐 𝒄𝒆𝒓𝒕𝒊𝒇𝒊𝒄𝒂𝒛𝒊𝒐𝒏𝒊 𝒆 𝒄𝒐𝒏𝒕𝒓𝒐𝒍𝒍𝒊.”
  • “𝑳𝒐 𝑺𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒄𝒊 𝒎𝒂𝒔𝒔𝒂𝒄𝒓𝒂 𝒅𝒊 𝒕𝒂𝒔𝒔𝒆.”
  • “𝑰 𝒈𝒊𝒐𝒗𝒂𝒏𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒉𝒂𝒏𝒏𝒐 𝒑𝒊𝒖̀ 𝒗𝒐𝒈𝒍𝒊𝒂 𝒅𝒊 𝒍𝒂𝒗𝒐𝒓𝒂𝒓𝒆.”
  • “𝑪𝒐𝒏 𝒎𝒊𝒐 𝒑𝒂𝒅𝒓𝒆 𝒆𝒓𝒂 𝒅𝒊𝒗𝒆𝒓𝒔𝒐, 𝒊 𝒄𝒍𝒊𝒆𝒏𝒕𝒊 𝒑𝒂𝒈𝒂𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒔𝒖𝒃𝒊𝒕𝒐, 𝒊 𝒇𝒐𝒓𝒏𝒊𝒕𝒐𝒓𝒊 𝒆𝒓𝒂𝒏𝒐 𝒔𝒆𝒓𝒊 𝒆 𝒈𝒍𝒊 𝒐𝒑𝒆𝒓𝒂𝒊 𝒏𝒐𝒏 𝒖𝒔𝒄𝒊𝒗𝒂𝒏𝒐 𝒇𝒊𝒏𝒄𝒉𝒆́ 𝒏𝒐𝒏 𝒇𝒊𝒏𝒊𝒗𝒂 𝒍𝒂 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒖𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆.”
  • “𝑨𝒅𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒆̀ 𝒅𝒊𝒇𝒇𝒊𝒄𝒊𝒍𝒆 𝒇𝒂𝒓𝒆 𝒏𝒆𝒓𝒐.”
  • “𝑷𝒆𝒓 𝒇𝒐𝒓𝒕𝒖𝒏𝒂 𝒄𝒊 𝒔𝒆𝒈𝒖𝒆 𝒍𝒐 𝒔𝒕𝒆𝒔𝒔𝒐 𝒄𝒐𝒎𝒎𝒆𝒓𝒄𝒊𝒂𝒍𝒊𝒔𝒕𝒂 𝒅𝒂 40 𝒂𝒏𝒏𝒊, 𝒄𝒐𝒏𝒐𝒔𝒄𝒆 𝒕𝒖𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒏𝒐𝒊.”
  • “𝑰𝒍 𝒏𝒐𝒔𝒕𝒓𝒐 𝒑𝒓𝒐𝒅𝒐𝒕𝒕𝒐 𝒅𝒊 𝒑𝒖𝒏𝒕𝒂 𝒆̀ 𝒔𝒆𝒎𝒑𝒓𝒆 𝒔𝒕𝒂𝒕𝒐 𝒒𝒖𝒆𝒔𝒕𝒐, 𝒆̀ 𝒊𝒍 𝒇𝒊𝒐𝒓𝒆 𝒂𝒍𝒍’𝒐𝒄𝒄𝒉𝒊𝒆𝒍𝒍𝒐.”

Un copione che ho sentito mille volte.

Lo ascolto senza pregiudizi, perché ogni azienda ha la sua storia e il suo fascino tutto da scoprire. Ma poi guardo i conti: oggi quest’impresa apre il portafoglio e trova spiccioli. Appena abbastanza per pagare stipendi e pregare i fornitori di allungare le scadenze. E questo è ciò che conta.

Faccio un giro con lui in azienda: ufficio commerciale, acquisti, contabilità, magazzino, progettazione, produzione.
Documenti che girano a mano, macchine miste – manuali e a controllo numerico “di ultima generazione” – e persone impegnate a lavorare e raccontarmi cosa stessero facendo.

Dopo la giornata, molto interessante, mi sono fatta un’idea piuttosto chiara del quadro: non servono scuse, servono domande scomode.

Le 5 domande che ogni imprenditore dovrebbe farsi

  1. Le nuove assunzioni portano valore o solo costi?
    Ha assunto due persone negli ultimi mesi. Ok. Altre due le aveva assunte poco prima ma se ne era andate dopo poco tempo. Ma qualcuno si è chiesto quale se porteranno ad una marginalità ben superiore al costo azienda? O ha solo aggiunto stipendi da pagare?
  2. Il prodotto storico ti tiene in vita o ti sta seppellendo?
    Continua a produrre il “fiore all’occhiello”. Ma le altre due linee perché non le sviluppa? Perché non le vuole il mercato o perché non vi siete mai sforzati di venderle?
  3. Le macchine nuove sono un investimento o un soprammobile costoso?
    Le ha comprate pensando al futuro. Bene. Ma oggi ha mercato, persone che le sanno usare e commesse per farle girare al massimo? O sono lì a prendere polvere?
  4. Le spese sono investimenti o soldi buttati?
    Trovo nei documenti che “il commercialista che ha tutto dell’azienda” mi ha inviato un PC appena acquistato per 2.000 euro che nessuno vede in azienda. E una lavatrice Unieuro infilata nei costi aziendali. Complimenti: così la liquidità sparisce e il commercialista non ti salva neanche se si mette a fare i miracoli.
  5. Il nero ti salva o ti frega?
    Ti senti furbo, ma quello che tieni fuori cassa non lo puoi reinvestire. È come lanciare un boomerang e sperare che non ti ritorni in faccia.

Il punto non è “ribaltare l’azienda”: è fare il 20% che conta

Qui entra in gioco il mio Metodo Efficaciente: non si tratta di stravolgere tutto dall’oggi al domani.
Si tratta di individuare quel 20% di elementi fondamentali che ti portano l’80% dei risultati.

E indovina un po’? Quei 5 punti qui sopra sono il tuo 20%. O perlomeno quelli che ho indicato a lui, perchè evidenti e concreti per cominciare.
Sono il punto di partenza per smettere di correre come un criceto sulla ruota e iniziare a costruire un’azienda che lavora con te, non contro di te.

E adesso?

Se vuoi sapere come prosegue questa storia, dovrai aspettare l’ultima settimana di agosto.
Perché? Perché l’imprenditore mi ha detto: “Ci sentiamo l’ultima di agosto per iniziare.”

Perché, ovviamente, anche lui chiude tre settimane ad agosto.

Io lo chiamo “downtown agostiano”: il fermo totale che manda in vacanza un Paese intero, mentre i concorrenti esteri lavorano e ci mangiano quote di mercato. Una tradizione che ci rende piccoli, anno d opo anno.Ne parlerò presto in un altro articolo, perché il problema non sono le ferie. Il problema è che se la tua azienda crolla appena stacchi la spina, allora non hai un’impresa: hai un lavoro mal pagato che ti succhia la vita.


Allora dimmi:
vuoi continuare a lamentarti…
o sei pronto a cambiare?

👉 Resta collegato: a settembre racconterò passo dopo passo come affronteremo questi 5 nodi, in diretta dal campo.

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