Il problema non è prendere decisioni. È scoprire troppo tardi quanto ci sono costate.
Assumere una persona.
Inserire un commerciale.
Comprare un macchinario.
Aumentare i prezzi.
Accettare un grande cliente.
Cambiare fornitore.
Investire in un nuovo software.
Sono decisioni normali nella vita di un’impresa.
Eppure, soprattutto nelle PMI, il processo decisionale segue ancora molto spesso questa sequenza:
DECIDO → AGISCO → ASPETTO → MISURO IL RISULTATO
Solo dopo alcuni mesi scopriamo se quella decisione ha funzionato.
La domanda che mi interessa è: possiamo spostare una parte dell’analisi prima della decisione?
La risposta è sì.
Non per prevedere il futuro.
Ma per simulare scenari e capire in anticipo quali condizioni rendono una scelta sostenibile.
Un caso concreto: inseriamo un nuovo commerciale?
Prendiamo un’azienda che vuole aumentare il fatturato.
La soluzione sembra abbastanza naturale:
assumere un commerciale.
Facciamo una prima stima.
RAL, contributi, auto, trasferte, strumenti, formazione e altri costi portano l’investimento complessivo a circa: 65.000 € all’anno.
A questo punto la prima domanda dell’imprenditore potrebbe essere:
“Possiamo permetterci 65.000 €?”
Ma non è sufficiente.
La domanda interessante è:
“Cosa deve produrre quell’investimento perché convenga davvero?”
Ed è qui che iniziamo a simulare.
1. Quanto fatturato deve generare?
Ipotizziamo, per semplicità, che il margine di contribuzione medio sulle nuove vendite sia del 30%.
Per coprire un costo annuo di 65.000 €, non basta generare 65.000 € di fatturato.
Il commerciale dovrebbe produrre almeno circa:
217.000 € di fatturato aggiuntivo solo per coprire il proprio costo diretto.
E questo prima di considerare eventuali altri costi incrementali.
La prima conclusione, quindi, è semplice:
fatturato e risultato non sono la stessa cosa.
2. Ma quando arriverà quel fatturato?
C’è poi una variabile fondamentale: il tempo.
Un commerciale appena inserito raramente produce il proprio fatturato obiettivo dal primo mese.
Deve conoscere l’azienda. Capire prodotti e servizi. Costruire pipeline. Generare appuntamenti. Fare offerte. Chiudere contratti.
Il problema quindi non è soltanto:
“Quanto produrrà?”
Ma anche:
“Quando inizierà a produrlo?”
Perché nel frattempo stipendi, contributi, auto e strumenti vengono pagati.
È qui che entra la cassa.
3. Simuliamo tre scenari
Invece di costruire un unico budget, possiamo ragionare per scenari.
Scenario A — Obiettivo raggiunto
Il commerciale raggiunge progressivamente il target previsto.
L’investimento produce il ritorno atteso.
La decisione è sostenibile.
Scenario B — Risultato intermedio
Dopo dodici mesi raggiunge soltanto il 60% dell’obiettivo.
L’azienda ha comunque sostenuto gran parte dei costi.
Cosa succede al margine?
Quanto capitale abbiamo assorbito?
Per quanto tempo possiamo sostenere questa situazione?
Scenario C — Ramp-up più lento
Il commerciale funziona, ma impiega sei mesi in più del previsto per raggiungere una produttività adeguata.
La decisione potrebbe essere corretta strategicamente.
Ma dobbiamo avere abbastanza cassa per arrivare al momento in cui inizierà a produrre il risultato previsto.
Sono tre situazioni molto diverse.
E conoscerle prima cambia la qualità della decisione.
La simulazione non serve a indovinare il futuro
Questo punto è fondamentale.
Un modello non può dirci con certezza quanto fatturerà quel commerciale.
E non dovrebbe nemmeno pretendere di farlo.
La simulazione serve a rispondere a domande diverse:
Qual è il punto di pareggio della decisione?
Quali variabili incidono maggiormente sul risultato?
Quanto possiamo permetterci che le cose vadano diversamente dal previsto?
Quando dobbiamo accorgerci che lo scenario sta cambiando?
Queste informazioni trasformano radicalmente il modo di decidere.
Dal “secondo me” allo scenario
Molte decisioni imprenditoriali vengono ancora prese sulla base di una combinazione di esperienza, intuizione e informazioni disponibili.
L’intuito dell’imprenditore rimane fondamentale.
Ma può essere supportato.
Invece di:
“Secondo me questo commerciale può funzionare.”
possiamo arrivare a:
“Se entro 6 mesi raggiunge X appuntamenti qualificati, con una conversione Y e uno scontrino medio Z, la decisione rimane coerente con il nostro obiettivo.”
A quel punto abbiamo qualcosa che prima non avevamo: dei segnali da monitorare.
Non dobbiamo più aspettare dodici mesi per scoprire se abbiamo sbagliato.
Possiamo osservare progressivamente se la realtà sta seguendo lo scenario previsto.
Ed è qui che KPI e simulazione si incontrano
La simulazione fatta prima della decisione ci dice cosa dovrebbe accadere.
I KPI ci dicono cosa sta realmente accadendo.
Nel caso del commerciale potremmo monitorare:
attività → appuntamenti qualificati → offerte → conversioni → fatturato → marginalità → incassi.
Il confronto diventa:
SCENARIO ATTESO ↔ RISULTATO REALE
E possiamo intervenire prima.
Questo è il passaggio dalla semplice misurazione al governo della decisione.
Non riguarda soltanto le assunzioni
Lo stesso approccio può essere applicato a moltissime decisioni.
Aumento i prezzi del 5%?
Simuliamo quanto volume possiamo perdere prima che l’operazione diventi sconveniente.
Accetto un cliente molto grande?
Simuliamo margine, capitale circolante, capacità produttiva e concentrazione del rischio.
Compro un macchinario?
Confrontiamo investimento, produttività, risparmio, capacità aggiuntiva e tempo di ritorno.
Esternalizzo un processo?
Confrontiamo costo interno, costo esterno, flessibilità e rischio.
Inserisco un responsabile?
Valutiamo non soltanto il costo, ma quale capacità deve liberare nell’organizzazione e nell’imprenditore.
La logica rimane la stessa:
DECISIONE → VARIABILI → SCENARI → IMPATTO → KPI
Il Decision Engine del Metodo Efficaciente nasce da questa logica
È il principio sul quale sto costruendo il Decision Engine Efficaciente.
Non uno strumento che pretende di dire all’imprenditore quale decisione prendere.
Ma un sistema che aiuti a rispondere a una domanda molto più utile:
“Cosa potrebbe succedere alla mia impresa se prendessi questa decisione?”
Sul margine.
Sulla cassa.
Sull’organizzazione.
Sul rischio.
E soprattutto:
quali condizioni devono verificarsi perché quella scelta produca il risultato che stiamo cercando?
Perché la Governabilità non consiste nell’eliminare l’incertezza.
L’incertezza fa parte dell’impresa.
Governabilità significa avere strumenti migliori per decidere dentro l’incertezza.
E allora il processo cambia:
ANALIZZO → SIMULO → CONFRONTO → DECIDO → MISURO → CORREGGO
Non sappiamo cosa accadrà.
Ma possiamo sapere molto meglio cosa osservare mentre accade.
Ed è una differenza enorme.
Perché una decisione imprenditoriale non dovrebbe essere giudicata soltanto quando ormai i suoi effetti sono entrati nel conto economico.
Quando possibile, dovrebbe essere simulata prima, monitorata durante e corretta tempestivamente.
Questa, per me, è Governabilità.
In questo modo i primi due contenuti diventano già una coppia molto coerente: Caso 1 = “crescere può distruggere valore”; Caso 2 = “possiamo simulare prima l’impatto della crescita”. Il terzo dovrebbe fare il passaggio successivo: “non ti serve un altro consulente che ti dia un’opinione: serve un metodo che metta insieme i pezzi”.
